IL PASSATO PER ME NON PASSA MAI DAVVERO.
STUDIO 85 E' IL LUOGO IN CUI SCELGO DI TORNARE
Chiara Del Vecchio
Ci sono epoche che non passano mai davvero: restano sospese, pronte a riemergere attraverso un colore, una melodia, una luce al neon.
Studio 85 nasce dal desiderio di tornare a un tempo in cui tutto appariva nuovo, audace, luminoso. Gli anni Ottanta — il decennio che mi ha vista nascere — sono stati luce, eccesso e libertà: un’epoca in cui moda, musica e immaginario collettivo si fondevano in un’unica, potente dichiarazione estetica.
Milano, Londra e New York hanno segnato questo percorso: la forma, la sperimentazione, la libertà. Tre città, tre energie, un solo linguaggio.
Studio 85 è una celebrazione di un tempo in cui la realtà diventava spettacolo, la bellezza un atto di indipendenza e il passato, osservato con occhi nuovi, continua a parlare al presente.
Ci sono epoche che non attraversano il tempo e non passano mai davvero.
Restano sospese, come una vibrazione persistente, pronte a riaffiorare ogni volta che un colore saturo, una melodia o una luce al neon ne risvegliano la memoria.
Studio 85 nasce da questo spazio sospeso — dal desiderio di tornare a un tempo in cui tutto appariva nuovo, audace, luminoso. Gli anni Ottanta: il decennio che mi ha vista nascere e in cui, inconsapevolmente, ho iniziato a respirare lo spirito di un’epoca che continua a vivere dentro di me.
Gli Ottanta sono stati luce, eccesso, libertà.
Le notti al Tramp’s di Londra, le luci al neon del Plastique di Milano, l’energia frenetica di New York: tre città che, in momenti diversi della mia vita, mi hanno accolta, formata e trasformata. In ciascuna ho lasciato una parte di me, e da ciascuna ho assorbito un frammento del mio linguaggio artistico.
Milano mi ha dato la forma, Londra il coraggio di sperimentare, New York la libertà di essere.
Era l’epoca delle spalline e del vinile, dei riflessi al neon e delle passerelle trasformate in palcoscenici. Un mondo in technicolor in cui la musica di Madonna, Prince, David Bowie e Freddie Mercury dettava il ritmo del vivere, mentre i volti delle supermodelle e degli stilisti visionari — da Versace a Mugler, da Westwood a Gaultier — riscrivevano l’estetica del desiderio.
La televisione plasmava l’immaginario collettivo, tra Beverly Hills 90210, Miami Vice e Il Principe di Bel-Air; il cinema ci insegnava a volare con Top Gun, a sognare con Flashdance, a rischiare con Wall Street.
Studio 85 è una celebrazione di un tempo in cui tutto sembrava possibile: della moda che diventava spettacolo, delle icone che si facevano simboli, della musica che incendiava le notti e di una dolce vita metropolitana capace di imporre nuovi ritmi e nuovi desideri.
Ogni opera cattura lo spirito di un’epoca in cui la realtà era performance, la libertà un atto estetico e la bellezza una dichiarazione di indipendenza.
È anche un’esperienza di ritorno: una cassetta che si riavvolge e riparte, una macchina del tempo che riaccende luci, suoni ed emozioni di un’epoca irripetibile.
Per chi quegli anni li ha vissuti, è un’eco familiare; per chi li ha solo immaginati, è un viaggio nel tempo in cui ogni dettaglio si trasforma in memoria condivisa.
In Studio 85 rivivono atmosfere ed energie di quegli anni, filtrate attraverso il mio sguardo di oggi. È una collezione che parla di memoria e rinascita, di come il passato possa ancora nutrire il futuro, di come il tempo — se osservato con occhi nuovi — non sia mai davvero passato.
Con Studio 85 compio un passo indietro per farne, in realtà, uno avanti:
torno agli anni in cui tutto è cominciato per raccontare, ancora una volta, chi sono.
